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Launch Abort System – Missione Artemis

Missione Artemis

Figura 1: Space Launch System – Artemis I flight test
Figura 1: Space Launch System – Artemis I flight test

Mercoledì 1° aprile 2026 è avvenuto il lancio della missione Artemis II, la quale dopo 54 anni

dall’Apollo 17, ha portato un equipaggio umano fuori dall’orbita bassa terrestre, effettuando un sorvolo lunare in cui è stato possibile raccogliere dati e informazioni in merito all’impatto che questo tipo di missioni hanno sul corpo umano, per poi tornare sulla Terra.


Si tratta di un punto di svolta per l’esplorazione spaziale dal punto di vista scientifico e tecnologico.

I piani per il programma Artemis sono infatti ambiziosi, in quanto prevedono che il ritorno sulla Luna sia seguito dalla formazione di una base lunare, la quale funzionerà da trampolino di lancio verso Marte.


L’equipaggio, che è partito dal Kennedy Space Center a bordo dello Space Launch System, ha trascorso dieci giorni nel modulo di comando Orion, ed è composto da quattro membri, di cui tre americani: il comandante Gregory Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch; il quarto è invece un componente canadese: lo specialista di missione Jeremy Hansen.


Trattandosi di una missione con equipaggio, il livello di sicurezza richiesto è massimo e proprio per questo sono state implementate numerose soluzioni per garantire l’incolumità degli astronauti, pronte ad entrare in funzione negli scenari più critici. Di seguito è presentato uno di questi sistemi: il Launch Abort System.


Launch Abort System (LAS)

Il LAS consiste in una torretta alta circa 13 m posta sull’estremità superiore dell’SLS e la sua funzione, in modo analogo ai sedili eiettabili di un caccia militare, è quella di allontanare il modulo di equipaggio Orion dallo stadio centrale dell’SLS e permettere l’atterraggio di emergenza nel caso si verificassero dei guasti catastrofici, sia che il vettore si trovi ancora sulla piattaforma di lancio, sia che esso sia nella sua fase di ascesa.


Figura 2: The launch abort tower on NASA’s Artemis II Orion spacecraft - inside the Launch Abort System Facility
Figura 2: The launch abort tower on NASA’s Artemis II Orion spacecraft - inside the Launch Abort System Facility

Questo è reso possibile grazie a tre propulsori a propellente solido (SRMs), ognuno dei

quali con uno scopo essenziale.


In ordine, partendo dal basso, questi sono:

Abort motor (riquadro rosso)

Esso è fornito da Northrop Grumman e se attivato è in grado di fornire spinta sufficiente ad allontanare la capsula Orion.


Jettison motor (riquadro giallo)

Prodotto da L3Harris Technologies, ha il compito di separare il LAS dalla capsula Orion prima del dispiegamento dei paracadute. Esso è l’unico che viene utilizzato sia durante la regolare procedura di lancio, sia in uno scenario di emergenza.


Attitude Control Motor – ACM (riquadro verde)

Questo propulsore, fornito da Northrop Grumman, controlla l’assetto del sistema permettendo, come verrà approfondito successivamente, di orientare la capsula Orion nel modo più adatto per l’atterraggio.


La configurazione con cui è progettato lo rende un sistema a trazione e non a spinta, portando vantaggi considerevoli in termini di sicurezza dell’equipaggio, di stabilità aerodinamica e rendendo il distacco dal modulo Orion meno complesso.


Dinamica di funzionamento

Il lavoro combinato dei tre SRMs permette di realizzare, anche se si spera che non si presenti mai la necessità, la manovra di aborto di lancio.


Come già anticipato l’Abort Motor fornisce la spinta iniziale per il distacco e allontana la capsula Orion, mentre il Jettison Motor, al termine della manovra o superata la fase critica di ascesa, separa il LAS dal modulo di comando.


La fase centrale è la più interessante, ed è realizzata grazie all’ACM; infatti, grazie ad esso, il sistema, insieme alla capsula Orion, esegue una manovra di ribaltamento portando la capsula nella configurazione di rientro.


Figura 3: Attitude Control Motor static test
Figura 3: Attitude Control Motor static test

Verifica e validazione del sistema

I diversi requisiti funzionali e di sicurezza del sistema, come anche la dinamica di funzionamento, sono stati verificati e validati attraverso dei test statici dei propulsori ed eseguendo due test del sistema completo, rispettivamente: Pad Abort-1 (PP-1) nel 2010 e Ascent Abort-2 (AA-2) nel 2019.


Pad Abort-1

Il test è avvenuto il 6 giugno 2010 nel complesso di lancio 32E della base missilistica di White Sands, gestita dall’esercito americano in New Mexico, in collaborazione tra NASA e Lockheed Martin, dove quest’ultima ha fornito il modulo Orion.


La totalità del test si è svolta in circa 135 secondi, nei quali il sistema ha dimostrato la sua validità nel mettere in salvo la capsula dell’equipaggio, portandola a circa 1600 m di distanza dalla piattaforma di lancio e facendola atterrare a circa 26 km/h.


Figura 4: Ascent Abort-2 test
Figura 4: Ascent Abort-2 test

Ascent Abort-2

Il secondo test, della durata di 193 secondi, è stato svolto il 2 luglio 2019, nel sito di lancio 46 della base aerea di Cape Canaveral, in Florida. In questo caso si è dimostrato il funzionamento del sistema in fase di ascesa della capsula Orion.


Grazie ad un modulo di lancio provvisorio fornito da Northrop Grumman, LAS ed Orion sono stati portati a ad un’altezza di circa 9500m e ad una velocità massima di Mach 1,18, per poi immediatamente dopo innescare la procedura di aborto del lancio.


Il test si è concluso con successo ed i dati raccolti sono stati confrontati con i modelli strutturali della capsula e del corpo umano, così da poter studiare le condizioni in cui si sarebbe trovato l’equipaggio in uno scenario reale.


Parallelismo con il Launch Escape System del Saturn V

Figura 5: Launch Escape System - Saturn V
Figura 5: Launch Escape System - Saturn V

Per concludere, possiamo dire che il Launch Abort System di SLS è figlio dell’Launch Escape System utilizzato sul Saturn V delle missioni Apollo, condividendone l’idea di funzionamento, per quanto presentino evidenti differenze, strutturali e nei sottosistemi che li compongono.


Anche il LES contava tre motori a propellente solido, rispettivamente: Launch Escape Motor, Pitch Control Motor e Tower Jettison Motor.


Le principali differenze riguardano la fase di ribaltamento ed il controllo dell’assetto: mentre nel LAS questa manovra avviene esclusivamente grazie all’Attitude Control Motor, nel LES era ottenuta mediante un’azione combinata del Pitch Control Motor, che forniva la spinta iniziale, e di due piccoli canard posti sulla parte superiore della torretta, i quali contribuivano a guidare il sistema durante il ribaltamento.



A CURA DI

Francesco Presicce

FONTI TESTO


FONTI IMMAGINI
















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