#AESAspazio – Moon Village: La base lunare di un futuro non più così lontano

 

Eh sì, cari i nostri lettori, avete letto bene. Stiamo parlando proprio di un villaggio lunare in carne ed ossa, metaforicamente parlando. Da sempre siamo stati abituati a grandi scoperte, grandi invenzioni ed innovazioni. Abbiamo visto sonde spaziali arrivare dove mai prima di adesso, e sorgere città dove prima vi era il deserto (o l’oceano se guardiamo Palm Jumeirah, isola artificiale di Dubai nata per mezzo dell’uomo).

Il nuovo progetto, chiamato Moon Village dallo stesso Direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), sta concretamente muovendo passi avanti nella sua idealizzazione e progettazione. Non a caso è stato tra i protagonisti della Biennale Architettura 2021 di Venezia. L’ESA ha richiesto la collaborazione e l’ingegno di un noto studio di architettura statunitense, lo Skidmore, Owings & Merrill (d’ora in poi indicato con l’acronimo SOM), al fine di sostituire i vecchi habitat a igloo, ideati precedentemente, con dei moduli semi-gonfiabili a quattro piani per quattro persone e con un design senza precedenti dal punto di vista sia ingegneristico che architettonico, insomma volendo riassumere in una sola parola: futuristico. Soprattutto con la possibilità di aggiungere elementi modulari con varie funzioni, e di conseguenza ampliare secondo le necessità che sorgeranno, il villaggio lunare a proprio volere. Non a caso, gli architetti scelti per l’idealizzazione del Moon Village sono da ricondurre ad una delle opere di architettura contemporanea più maestose dell’ultimo ventennio, stiamo parlando del grattacielo più alto del mondo: il Burj Khalifa.

Questo progetto nasce nel 2018, grazie al supporto e la collaborazione di alcune delle menti più brillanti del Massachusetts Institute of Technology (MIT). L’obiettivo dello studio SOM e dell’ESA è di creare nel cratere Shackleton, ovvero il Polo Sud della Luna, una piccola città con vista sulla Terra, dove l’esposizione alla luce solare è pressoché costante, non ci sono le temperature estreme dei giorni e delle notti lunari, riducendo così l’escursione termica e facilitando la produzione di energia elettrica. Di vitale importanza è il luogo in cui sorgerà, poiché garantisce una posizione vicina a depositi di acqua ghiacciata, che sappiamo essere presente nelle zone d’ombra del cratere, al fine di mantenere a tutti gli effetti un insediamento in pianta stabile per i futuri abitanti della Luna.

Il Moon Village è composto da quattro moduli abitabili, ognuno di loro a quattro piani. A supporto di essi troviamo una struttura semi-rigida, che essendo semi-gonfiabile agevolerà le fasi di trasporto dalla Terra alla luna, grazie alla compressione dei moduli stessi che in seguito, in fase di montaggio, verranno gonfiati direttamente sul satellite tramite rover telecomandati dalla stazione spaziale intorno alla Luna, chiamata Lunar Gateway, oppure sul posto dagli astronauti.

 

Essi sono stati pensati e ispirati al modulo BEAM gonfiabile utilizzato dalla Stazione Spaziale Internazionale, per massimizzare il volume in rapporto alla massa. Le strutture che comporranno il villaggio avranno una dimensione di circa 390 metri cubi di spazio abitabile e una superficie utile netta fino a 104 metri cubi distribuiti su più livelli. All’interno si troveranno spazi di lavoro, alloggi e sistemi di controllo ambientale che sono stati progettati per garantire un’illuminazione efficiente ma soprattutto per mantenere un comfort costante, sia a livello psicologico che fisico per i nostri astronauti, poiché considerando la debole forza di gravità che vige sulla luna sono stati previsti anche appigli e barre a cui aggrapparsi per potersi spostare in tutta sicurezza. Vi sarà inoltre la possibilità di coltivare alcune tipologie di vegetali direttamente all’interno dei moduli, un po’ come nella vita di tutti i giorni.

I moduli saranno provvisti di tutta la strumentazione necessaria per la sopravvivenza dei coloni: a partire dai sistemi di supporto vitale, gli scudi antiradiazione, la climatizzazione, con la possibilità di sostenere fino a quattro persone contemporaneamente per lunghi periodi. Inizialmente ideati per una permanenza di 500 giorni, sono stati riadattati per 300 giorni, che rappresenta il limite massimo dato dall’esposizione costante alle radiazioni solari. Le unità si stima che avranno un bisogno energetico di circa 60 kW di potenza per sostenere le varie strutture nonché strumentazioni.

 

La struttura portante è perimetrale, in modo tale da riuscire ad ottenere il massimo dello spazio utilizzabile all’interno, e va a costituire una sorta di scheletro, ovvero un guscio esterno a base di regolite per resistere a temperature estreme, polvere di detriti e radiazioni. Tuttavia, nonostante i numerosi accorgimenti al fine di ottimizzare il progetto, questi moduli, completi di tutta la strumentazione, arriveranno a pesare circa 58 tonnellate, un peso fuori dalla portata degli attuali sistemi di lancio ma compatibile con il progetto Starship di SpaceX.

La Luna è ormai tornata ad essere l’obiettivo principale per il futuro dell’esplorazione spaziale, non più come ai tempi delle missioni Apollo ma per insediarvi vere e proprie basi che potranno diventeranno il “trampolino di lancio” per raggiungere Marte. La finalità del progetto non è solo quella di portare l’Uomo ad avere una presenza stabile e confortevole sul nostro satellite roccioso ma di sviluppare nuove tecnologie che possano essere utilizzate anche per la realizzazione di strutture abitative in zone non più così ospitali della Terra.


Fonti:
https://www.esa.int/Enabling_Support/Space_Engineering_Technology/CDF/ESA_engineers_assess_Moon_Village_habitat