#AESASpazio – Emirates Mars Mission

ESA e NASA sono sempre state l’avanguardia della scoperta extraterrestre. Abbiamo seguito passo passo il loro percorso e i loro traguardi sognando di poter prendere parte ad uno dei viaggi interplanetari che da anni ormai rappresentano il fulcro nell’evoluzione aerospaziale.
Questa volta ci concentreremo su chi, di strada, ne ha fatta di meno, ma rappresenta comunque una delle nuove realtà nate in onore della ricerca spaziale. Gli Emirati Arabi Uniti, infatti, con la loro agenzia spaziale (UAE Space Agency) hanno deciso di intraprendere anch’essi un viaggio che è durato mesi per arrivare al “Pianeta Rosso”.

Stiamo parlando della missione “Emirates Mars Mission” che vede protagonista la sonda “Al-Amal” (in italiano “Speranza”, che da ora in poi chiameremo “Hope”) partita il 20 Luglio 2020 e ormai già in orbita attorno a Marte.
L’obiettivo della missione è quello di imparare la dinamica climatica globale (molto evidente nella bassa atmosfera) e farne una mappa per capire i motivi che hanno portato alla riduzione dello spessore atmosferico ad un livello tale da non permettere all’acqua di essere presente allo stato liquido.
Obiettivi che già si erano visti con altre missioni dell’Occidente, ma che vedono a tutti gli effetti l’ingresso di una nuova potenza in ambito spaziale.
Il lancio è avvenuto dall’isola Tanegashima, in Giappone, utilizzando il lanciatore Mitsubishi H-IIA e, dopo aver raggiunto l’orbita di partenza attorno alla Terra, il satellite Hope è partito per il famoso viaggio lungo 493,500,000 km.

Il lanciatore Mitsubishi H-IIA fa parte della famiglia dei H-IIA, un veicolo ad alte prestazioni sviluppato da Mitsubishi Heavy Industries, la quale provvede a tutti i servizi utili al lancio dello spacecraft.

Vediamo un attimo in dettaglio gli stadi.

  • Primo Stadio
    Composto dal motore LE-7A con un sistema di propulsione caricato con Idrogeno e Ossigeno liquidi.
  • Solid Rocket Booster (SRB-A)
    I due “solid booster” si accendono approssimativamente 100 secondi dopo il decollo per costituire un supplemento alla spinta e sono attaccati al Primo Stadio
  • Secondo Stadio
    Composto da un motore LE-5B con un sistema di propulsione anch’esso caricato con Idrogeno e Ossigeno liquidi ma con, in aggiunta, dispositivi elettronici a bordo. Può essere acceso 2/3 volte.

Parliamo adesso degli strumenti a bordo dell’orbiter, sono 3: due spettrometri e una fotocamera, qui di seguito descritti.

EMIRS – Emirates Mars Infrared Spectrometer
Questo spettrometro a infrarossi ha l’obiettivo di studiare la bassa atmosfera di Marte nella banda infrarossa(ovviamente!), misurare la distribuzione globale di sabbia, ghiaccio, vapore acqueo e il profilo di temperatura. L’utilizzo di EMIRS aiuta a comprendere il bilancio energetico dell’attuale clima marziano portandoci ad indentificare le sorgenti e i pozzi di energia e come la bassa atmosfera reagisce giornalmente e stagionalmente all’impatto del sole.

EMUS – Emirates Mars Ultraviolet Spectrometer
Questo spettrometro, che rileva le lunghezze d’onda ultraviolette, ha l’obiettivo di determinare l’abbondanza e la variabilità del monossido di carbonio (CO) e di ossigeno (O) nella termosfera in una scala temporale stagionale. Calcola la variazione strutturale tridimensionale dell’idrogeno e dell’ossigeno nell’esosfera e misura i relativi cambiamenti della termosfera.

EXI – Emirates Exploration Imager
Questa fotocamera studia l’atmosfera più bassa nelle bande visibili ed ultraviolette, cattura immagini ad alta risoluzione di Marte e misura la profondità ottica delle particelle di acqua ghiacciata in atmosfera. Inoltre, misura l’abbondanza di Ozono.
Possiede un sistema di doppie lenti assemblate con due differenti percorsi ottici (UV e Visibile) e, descrizioni tecniche a parte, prevede una risoluzione completa in 4K per la registrazione di video.

EMUS ed EXI sono stati sviluppati dal LASP (Laboratory for Atmospheric and Space Physics) e dal MBRSC (Mohammed Bin Rashid Space Center).
Insieme, i due spettrometri e la fotocamera interagiscono tra di loro per creare dei risultati completi di tutte le caratteristiche del pianeta.

E per concludere, gli Headquarters della missione!
I segmenti di terra della Emirates Mars Mission sono suddivisi in più aree geografiche e sono composti da:

Sistema di navigazione;
– Centro operativo;
– Design di missione;
– SDC (Science Data Center) per la raccolta dati;
ITFs (Instrument Team Facilities).

La telemetria è trasmessa al MOC (Mission Operations Center) collegato poi al MSF (Mission Support Facility) in modo tale che tutti i dati del volo siano caricati in ciascuna delle due sezioni e che possano dare i comandi delle singole operazioni da effettuare.

Il team della navigazione si occupa di controllare e ricalcolare continuamente le orbite e di mantenere nella maniera più precisa la traiettoria.
Infine, le ITFs sono le responsabili delle attrezzature di bordo e gestiscono informazioni di supporto alla missione.

Che dire, una missione ben organizzata che ha già effettuato buona parte del suo lavoro, raggiungendo correttamente l’orbita marziana prevista. Adesso non dobbiamo fare altro che aspettare i dati e vedere cosa il mondo arabo sarà riuscito ad ottenere.
“Improve”, “incourage”, “inspire”: queste sono le parole chiave con le quali l’agenzia spaziale degli Emirati Arabi Uniti è entrata per la prima volta nella corsa alla scoperta del pianeta rosso e noi di AESA Torino non siamo solo fedeli all’Europa, ma lo siamo anche nei confronti della scienza, da qualunque parte essa provenga!

Per questo oltre che congratularci con l’UAE Space Agency per il loro traguardo, non può mancare un augurio alla buona riuscita di questa nuova missione!

 

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